Città d'arte

Fregio delle arti liberali e meccaniche

Il Fregio di Giorgione

Il Fregio di Giorgione
(1502-1503)

Le pareti della sala maggiore (primo piano) sone decorate da due fregi (est: cm. 77 x 1588; ovest: cm. 76 x 1574) in monocromo di terra gialla ravvivato da lumeggiature di biacca ed ombreggiato da tratti di bistro.   

Il fregio della parete est, quasi unanimemente attribuito a Giorgione (J. Anderson e V. Sgarbi, invece, lo assegnano ad un ignoto pittore) è opera densa di significati esoterici ed allegorici sottesi ad una sequenza solo apparentemente inventariale, descrittiva di oggetti e strumenti, alternati a tondi, raffiguranti teste di uomini illustri e a motti entro cartigli, desunti dalla Bibbia, dal Bellum Catilinae di Sallustio e dalle Sententiae di Publilio Siro. L’ermetismo intrinseco alla fascia giorgionesca ha indotto, nella critica, numerose e tra loro diverse letture interpretative. Una tra le più note, sicuramente quella più storicizzata, ravvisa, come tema conduttore del Fregio la consapevolezza della caducità della vita umana e l’esaltazione della Virtus e della Fama , conquistata attraverso le ‘Arti Liberali’ (letteratura, astronomia, musica, pittura), grazie alle quali è possibile superare la dimensione del concreto operare proprio delle ‘Arti Meccaniche’.
I riferimenti culturali sono identificati in libri quali la Sphaera Mundi di Giovanni Sacrobosco (1478) e l’ Hypnerotomachia Poliphili del frate Francesco Colonna (1472).
Un’altra corrente di critica, meno diffusa, ma assai interessante (M. Pastore Stocchi, S. D’Amicone, A. Gentili), interpreta l’opera di Giorgione in chiave astrologica, muovendo dalla predominanza della sezione astronomica (un terzo dell’intero Fregio: una sfera celeste, un sestante, una sfera armillare, le eclissi di luna e di sole, squadre, compassi, un astrolabio, figure geometriche, un regolo a squadra, un medaglione con un vecchio barbuto - forse Mosè - circonvoluzioni planetarie). All’epoca, l’indagine astronomica è finalizzata alla previsione astrologica, a propria volta funzionale al pronostico sugli eventi umani. Un’astrologia, beninteso, scientifica, teorizzata da Giovanni Battista Abioso ( Dialogus in Astrologiae defensionem , 1494) e Giovanni da Monteregio ( Epytoma in Almagestum Ptolomei , 1496).
Nel Fregio, dopo libri, calamai, occhiali, una clessidra e due cartigli allusivi al veloce trascorrere del tempo ( UMBRE TRANSITUS EST TEMPUS NOSTRUM ) e alla nobiltà ed eternità della virtù ( SOLA VIRTUS CLARA AETERNAQUE HABETUR ), intercalati da una testa di vecchio sapiente arabo (Averroè?), sono raffigurate la grande congiunzione di Saturno, Giove e Marte in Cancro, verificatasi tra l’ottobre 1503 e il giugno 1504, l’eclissi di sole del 1502 e l’eclisse totale di luna del 1504 (donde la datazione del Fregio al 1502-1503). Questi eventi astrali erano ritenuti nefasti ed apportatori di squilibrio cosmico e di terribili sciagure belliche, alle quali si riferiscono i successivi due trofei d’armi (un fascio littorio, picche, alabarde, uno zucchetto, una celata; spade incrociate, schinieri, pròtomi belluine). L’ira celeste si riversa sull’umanità. Per il sapere e per le arti non c’è futuro. La decadenza non risparmia neppure la musica e la pittura: gli strumenti musicali giacciono muti o senza corde (un clavicordo a tangenti, un liuto, una viella, flauti, una sonagliera, una gironda, un altro clavicordo, un tamburello con cimbali ed ancora flauti); nello studio del pittore sembrano abbandonati incerti disegni (S. Giovanni Battista), mediocri abbozzi di quadri (su cavalletto) e di prospettive (nel volume aperto), e poi compassi, pennelli, ciottole di colori, calchi di gemme o di cammei antichi. SI PRUDENS ESSE CUPIS IN FUTURA PROSPECUTM INTENDE (‘Se vuoi essere saggio volgi lo sguardo al futuro’) recita il motto del penultimo cartiglio (l’ultimo è illeggibile): un monito che indica nella saggezza e nella ragione il solo mezzo per restituire un futuro positivo all’uomo e alle arti.

La struttura concettuale e figurativa del fregio di Giorgione non trova riscontro nel fregio della parete ovest, attribuito ad un anonimo e meno ispirato imitatore. Un «soffio sconvolgente» (R. Maschio) sembra percorrere la fascia decorata, fitta di oggetti disposti alla rinfusa, con qualche targa inserita casualmente. Armi e ed armature, un motto sul rapido trascorrere del tempo, strumenti musicali tra un orologio ad acqua, una maschera funebre virile, una testa di medusa e un cranio di cavallo, ed ancora un campionario di armi, sono tutti temi iconografici scompostamente desunti dal fregio est, premessa senza filo conduttore per una sequenza di oggetti propri dell’equitazione, della navigazione e dell’arte fabbrile. L’epilogo è affidato ad un’immagine di morte: un volto di uomo gonfio, con gli occhi chiusi e i baffi, un monito, forse, da leggersi nella giustapposizione al motto iniziale del fregio est, ove si ricorda che ‘il nostro tempo è il passaggio di un’ombra'.