Città d'arte

Luoghi di devozione, palazzi e dimore storiche dentro le mura

Passeggiare sulla medievale strada magna (via F.M. Preti) e perdersi tra i vicoli e le piazzette del castello è il miglior modo per attraversare idealmente gli otto secoli di storia della città. Luoghi di devozione, palazzi e antiche dimore di illustri famiglie testimoniano la vita pubblica, l’economia, le arti, la religiosità della comunità cittadina nel corso del tempo.

Al centro del castello, il Palazzo municipale, costruito tra il 1879 e il 1880, sorge sul luogo della quattrocentesca residenza del podestà veneziano. Sotto il portico del Municipio si apre l’Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, edificato nel 1713 per onorare un’immagine della Madonna, affrescata nel secolo XVI dal pittore castellano Cesare Castagnola, alla quale si attribuirono numerose guarigioni miracolose tra il 1708 e il 1712. All’angolo di piazza S. Liberale, la trecentesca Casa Rainati, già Marta, conserva all’interno decorazioni in affresco raffiguranti scene desunte della letteratura cavalleresca. Nel vicolo dei Vetri si trova il cosiddetto Studiolo, residuo d’una casa quattrocentesca, forse luogo di incontri di un’accademia culturale, decorata da un fregio nel quale si alternano, su fondo rosso vivo, tralci, girali e bacche in grigio, uccelli in atto di beccare, putti alati ad occhi chiusi, tondi monocromi con scene allegoriche e sette stemmi policromi di nobili famiglie cittadine e veneziane, tra cui i Costanzo, i Marta, i Gradenigo, i Dotto e i Moro. Una figura enigmatica di vecchia donna cieca e sordomuta, forse allegoria dell’Ignoranza, campeggia sopra la finta cappa del camino. In vicolo Montebelluna, si incontrano le facciate dei cinquecenteschi palazzi Piacentini, ora Menegotto, con splendida facciata in bugnato, e Almerigo de Castellis. Nei pressi del Duomo, prospetta la rigorosa facciata settecentesca dell’Oratorio del Cristo, di fondazione medievale e, anticamente, sede della confraternita dei Battuti. Oltre il Duomo, in vicolo della Chiesa, si incontra la facciata della settecentesca Casa Barea, dimora dell’architetto Francesco Maria Preti, che vi morì nel 1774.